Il trauma dell'aborto

La gravidanza è un momento speciale nella vita di una donna ed è caratterizzata da un vissuto psichico ed emotivo molto particolare. Aspettare un bambino comporta un grande cambiamento maturativo, perché significa passare dal ruolo di figlia e di moglie o compagna al ruolo di madre. Questo processo è costellato da vissuti di gratificazione ed entusiasmo, ma inevitabilmente anche da sentimenti di angoscia. Inoltre, le speranze per il futuro, le conferme rispetto alla propria femminilità, il sentirsi realizzata come donna, l'accudimento precoce del feto, le aspettative del partner e dei familiari, sono tutti fattori che contribuiscono nel determinare una risposta emotiva complessa alla gravidanza e che hanno un ruolo cruciale nel ridefinire l'identità stessa della donna. Di conseguenza, l'interruzione di questo processo può causare una serie di problemi psicologici che, a seconda dei casi, possono sfociare in gravi disturbi psicologici.
Una gravidanza può interrompersi a causa di un aborto procurato (i.v.g.) o di un aborto spontaneo. Per aborto si intende l'interruzione della gravidanza prima che il feto sia in grado di sopravvivere autonomamente dalla madre, cioè prima del 180° giorno di amenorrea.

I medici definiscono l'aborto spontaneo una "selezione naturale": l'utero rigetta un embrione con anomalie cromosomiche. Per le donne l'aborto è un vero e proprio trauma. "La mattina sai di essere ancora incinta e la sera invece vai a letto che non lo sei più". Le sensazione che si prova è di vuoto incolmabile e si cerca disperatamente una causa che abbia determonato questo evento luttuoso.  Si, l'aborto è un trauma e andrebbe trattato come tale. Purtroppo, però, parlarne è ancora un tabù. La donna vive questa terribile esperienza con vergogna e sensi di colpa ed è per questo che difficilmente chiede un aiuto esterno per superare questo trauma.

L'aborto spontaneo è un evento che riguarda almeno il 15% delle gravidanze clinicamente riconosciute ed è un'esperienza vissuta dalla donna in modo traumatico, sia sul piano fisico che su quello psichico. Esso si manifesta clinicamente con metrorragia e dolori addominali, durante i quali la placenta e il feto vengono espulsi contemporaneamente, in seguito all'azione delle contrazioni uterine. In genere, le donne che hanno un aborto spontaneo, pur presentando inizialmente uno stress mentale superiore, rispetto alle donne che hanno interrotto volontariamente la gravidanza, vanno incontro ad un miglioramento più veloce dei disturbi psicologici iniziali, rispetto a quelle che hanno abortito volontariamente. Dunque, la risposta psicologica, all'aborto spontaneo ed all'aborto volontario è diversa, ed è possibile attribuire questa differenza alle caratteristiche dei due tipi di aborto: infatti mentre l'aborto spontaneo è un evento improvviso ed involontario, l'aborto procurato prevede la responsabilità cosciente della madre.

Le conseguenze psicologiche dell’aborto sono in molti casi sottovalutate; le emozioni contrastanti e negative che tale evenienza scatena in una donna possono incidere nel profondo e causare depressione e ansia: un vero e proprio stress post traumatico, che colpisce 4 donne su 10. Si provano emozioni come tristezza, sensi di colpa, vergogna, senso di vuoto e di inadeguatezza.

Aborto spontaneo precoce

Quando si aspetta un bambino è d’uso non diffondere la notizia prima del terzo mese di gravidanza; molto più di una scaramanzia a ben vedere: le prime settimane sono molto delicate e il rischio di un aborto spontaneo precoce è molto alto; secondo i dati, il 15% delle gravidanze può terminare precocemente per cause naturali. Tutto sommato e per quanto molto triste, è quindi un’evenienza non rara che nella comune opinione le donne riescono ad accettare e superare senza difficoltà, tanto è vero che gli interventi degli specialisti si concentrano in genere su altre problematiche, come la perdita del bambino in uno stadio avanzato della gestazione o l’insorgere della depressione post partum.
Le cose però stanno diversamente, almeno secondo una ricerca dell’University College di Londra, secondo la quale 4 donne su 10 dopo un aborto spontaneo precoce soffrono di stress post traumatico, ansia e depressione.

 

Le conseguenze psicologiche di un aborto spontaneo sono molto forti e difficili da superare in una donna. Il primo sentimento che la stessa vive è il senso di colpa per non essere stata una buona madre a partire dal primo stadio della creazione di una nuova vita. La prima domanda che una donna si pone è infatti:  “dove ho sbagliato?”. E poco importa se il feto è solo di poche settimane: per una madre in attesa la reazione è la stessa che si prova con la morte di un figlio nato. Si entra in uno stato di lutto senza nascita.

Può capitare che durante un’ecografia di controllo non si senta più il battito: in quel caso il medico tenterà di spiegare alle donna che l’evento occorso è comune e che non vi è nessun motivo di colpevolizzarsi o vergognarsi di ciò. Statisticamente circa il 15% delle gravidanze si conclude con un’interruzione spontanea: un dato non conosciuto, che porta la futura mamma a pensare di essere sbagliata e di non essere in grado di portare avanti un compito “semplice” come quello della procreazione.

Conseguenze psicologiche

La donna dopo l'aborto deve affrontare una serie di disturbi psicologici. Può essere la paura, senso di colpa, insonnia, incubi, irritabilità, pianto irrazionale, nevrosi, frequenti sbalzi di umore, depressione, pensieri di suicidio. Ci possono essere anche disfunzioni sessuali. Tali conseguenze psicologiche sono chiamate sindrome post-aborto, e possono influire negativamente sulla salute generale: può apparire mal di testa, palpitazioni cardiache, diminuzione o aumento della pressione sanguigna, problemi con il sistema digestivo e altri.

Quali sono le donne più a rischio?

  • Le donne che fanno esperienza per la prima volta di un aborto;
  • Le donne che fanno due o più aborti di seguito;
  • Le donne con malattie infiammatorie del sistema riproduttivo;
  • Le donne che avevano subito un intervento chirurgico sall'utero o alle ovaie.

Aborto volontario

Uno studio, svolto su donne che avevano abortito volontariamente, ha rilevato che 8 settimane dopo l' i.v.g. il 44% presentava disturbi psicologici, il 36% disturbi del sonno, il 31% si era pentito e l'11% si era fatto prescrivere psicofarmaci dal proprio medico di famiglia. 
Scoprire di aspettare un bambino, quando questo avviene in condizioni poco favorevoli, può essere uno shock e rappresentare un momento molto critico nella vita di una donna.

La scelta di portare a termine o meno la gravidanza è il frutto di giorni o settimane di riflessioni e determina uno stato di grande turbamento emotivo e cognitivo, che rende la donna estremamente vulnerabile a qualunque influenza, sia interna che esterna, che possa aiutarla a prendere la decisione. Tale vulnerabilità psicologica può portare a situazioni in cui genitori, partner o altre figure significative possono avere una grandissima influenza sulla decisione finale. Dunque, è possibile che la donna prenda una decisione che in realtà non corrisponde ad una scelta consapevole e che può provocare gravi sentimenti di rimpianto.

Il motivo che spinge la donna ad abortire ed il modo in cui viene presa la decisione hanno una grandissima influenza sulla risposta psicologica all' i.v.g.. Husfeldt (Husfeldt C., 1995) a tal proposito mette in evidenza un dato inquietante: se infatti il 44% delle donne esprime dubbi riguardo la decisione di abortire al momento della scoperta della gravidanza, il 30% continua ad avere dubbi al momento dell'i.v.g.. Incertezze e dubbi successivi sono stati riscontrati sia nelle donne che precedentemente erano contrarie all'aborto, sia in quelle che erano favorevoli, quindi malgrado l'atteggiamento favorevole riguardo l'i.v.g. in generale, le donne manifestano una disposizione negativa riguardo il proprio aborto. I sentimenti ambivalenti che precedono, accompagnano e seguono l'i.v.g. rappresentano un vissuto che viene riscontrato frequentemente nelle donne che abortiscono e sono dovuti a conflitti di natura personale, relazionale, morale e/o spirituale che influenzano la decisione.

Quali sono i fattori che aumentano il rischio di presentare disturbi psicologici in seguito all'aborto volontario?
I fattori di rischio finora accertati sono:

  1. difficoltà nel prendere la decisione, ambivalenza e dubbi irrisolti;
    2. desideri conflittuali di maternità;
    3. essere influenzati o obbligati;
    4. decisione presa senza avere informazioni adeguate;
    5. essere molto giovani;
    6. presenza di problemi emotivi o psicologici;
    7. assenza di un supporto sociale adeguato.

Come superare il trauma dell’aborto spontaneo 

  • Condividi il dolore. Il principale consiglio è quello di non chiudersi in se stesse ma esternare il disagio psicologico che si sta vivendo, “soprattutto con il partner, per condividere con lui questo momento di dolore, dividere il peso della sofferenza e l’opportunità del recupero riconoscendo queste emozioni anche negli occhi dell’altro, in modo da non sentirsi sole e affrontare, fin da subito, l’elaborazione del lutto” 
  • Circondati di calore e affetto. È fondamentale anche il contributo di chi circonda la coppia, come i nonni o gli amici intimi, per sentire quel calore e quell’aiuto anche nelle faccende pratiche di casa, nella preparazione dei pasti, nelle attività della famiglia e nell’intrattenimento degli altri figli, se presenti. 
  • Prenditi il tempo per elaborare il lutto. L’aborto spontaneo, come qualsiasi altro lutto improvviso e inaspettato, richiede tempo per l’elaborazione; un tempo di lutto che è individuale ma che in linea generale viene superato entro sei mesi. E’ una fase per così dire fisiologica, durante la quale può esserci anche un’alterazione del ritmo veglia/sonno e dell’appetito, ma è importante accettarla e prendersi tutto il tempo, senza pretendere di cancellare l’esperienza vissuta.
  • Se ne senti il bisogno rivolgiti a uno psicoterapeuta per superare questa triste esperienza e per l'elaborazione del lutto. Non è possibile dimenticare il vissuto di un aborto ma è necessario elaborarlo per tornare a vivere serenamente. La psicoterapia e la tecnica psicoterapeutica EMDR sono di grande aiuto per l'elaborazione del trauma.

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