Lutto e perdita

Quando muore una persona che amiamo sperimentiamo cosa sia realmente la morte. L’esperienza forte della morte di chi si ama ci mette di fronte alla necessità di elaborare il lutto, un lavoro psichico che investe la persona e si compone di diverse fasi:

■ Torpore, stordimento e  perdita di lucidità: alla notizia della morte di una persona cara molte persone sperimentano difficoltà nel realizzare l’accaduto e riversare in uno stato di torpore e stordimento.

■ Struggimento e crisi: è la fase in cui si realizza ciò che è accaduto. E’ la fase della tempesta emozionale che vede alternarsi sentimenti diversi: ansia, tensione, rabbia, confusione. L’ansia può aumentare fino a scatenare attacchi di panico e/o crisi di iperventilazione.

■ Disorganizzazione e disperazione: Con il passare del tempo l’intensità e la frequenza degli attacchi di dolore diminuisce mentre si rende più evidente apatia e disperazione. La persona fatica ad elaborare il suo futuro e manifesta una sensazione di distacco dal contesto sociale.

■ Riorganizzazione e recupero: In questa fase lo stato d’animo migliora, iniziano attività rivolte al futuro; inizia a prevalere una nuova visione del mondo che si affianca alla precedente.

Dopo anni dall’evento doloroso è però sempre possibile l’improvvisa riacutizzazione del dolore e lo struggimento per la persona amata può ritornare intenso come nelle prime settimane; ma col passare del tempo, tuttavia, tale sensazione viene sostituita dal piacere del ricordo per gli eventi del passato.

Ma il dolore per la perdita di chi amiamo ha una fine? Quando possiamo parlare di quella fase che in gergo psicologico prende il nome di “risoluzione del lutto”?

Molti autori hanno evidenziato come l’elaborazione di una perdita possa essere un processo privo di una vera e propria fine, almeno nel senso tradizionale del termine.

Secondo Rubin (1999) possiamo parlare di “risoluzione del lutto” quando una persona è in grado di costruire dentro se stessa una rappresentazione della relazione che aveva, utilizzando pensieri, affetti, memorie, percezioni, cioè ogni cosa che testimoni l’esistenza di un legame, e se questa rappresentazione si evolve nel tempo, seguendo i cambiamenti propri del ciclo di vita dell’individuo e non rimanendo “congelata”.

In questo senso i ricordi sono il dono più prezioso per quelli che rimangono: sono quel filo invisibile che ci lega alla persona amata. Tuttavia per poter ricordare la persona che amiamo è indispensabile collocarla nel passato, è necessario cioè trasformare il nostro attaccamento nel ricordo di quel legame che ci univa ad essa.

Quando perdiamo una persona che amiamo il cambiamento non riguarda solo una porzione temporale della nostra vita, ma riguarda tutta la nostra vita.

Dopo una perdita “non si può” essere più gli stessi: la morte di una persona cara rimette in discussione un grande numero di assunti riguardo la visione del mondo, la modalità di pensiero e di comportamento che facevano riferimento alla persona scomparsa.

La morte di una persona cara mette in crisi la nostra identità e le nostre certezze. Elaborare il lutto vuol dire  essere in grado di costruire una nuova struttura di significato alla nostra esistenza, recuperare e rafforzare il significato autentico di ciò che è stato perduto, e renderlo rilevante per la nostra vita passata, presente e futura.

A volte questo passaggio è impedito dalla società odierna dove sembra  non ci sia posto più per il lutto, per una fase emotiva che è indispensabile per salutare dentro di noi una persona o una situazione.

Troppo spesso questo momento così importante sembra essere catturato  dalla velocità con cui tutto deve essere eseguito (lavoro, impegni, etc.) che non concede più spazio ai tempi necessari per arrivare all’accettazione dell’assenza definitiva della persona cara.

A volte non è concesso neanche il tempo di piangere. Ma questo non è sano.
Dobbiamo avere il tempo per “salutare”e “piangere”, perchè ciò permette di riprendere in maniera equilibrata il regolare corso della vita e delle cose.

E’ dunque fondamentale dal punto di vista psicologico poter attraversare  le varie fasi ed emozioni legate al lutto perché, se ciò non avviene, la persona può trovarsi congelata in una di esse e andare incontro al deterioramento della proprie relazioni e del proprio stato emotivo, sviluppando un grado di sofferenza che lo imprigiona per anni e a volte per sempre.

Quando l'elaborazione del lutto è "congelato" in psicoterapia l'uso dell' EMDR permette alla persona di riattivare l'elaborazione e aiutarla a salutare dentro di sè la persona cara perduta. Il ricordo non viene cancellato, ma non è più angoscioso. Possiamo ripensare ai nostri cari con più serenità.

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